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Cenni storici
Cenni storici
Acquedotto
Acquedotto
Edificio a pianta ottagonale, forniva l'acqua a tutta la comunità
Secolo XIX

Fra il 1925 ed il 1930 il comune di Santarcangelo di Romagna commissionò agli “Ingegneri F.lli Renzi” aventi studio tecnico in Santarcangelo uno studio progettuale che prevedeva “Opere di presa, allacciamento, sollevamento e adduzione nel capoluogo, dell’acqua dei pozzi artesiani di alimentazione” posti da San Vito ad Orsoleto.
Anche se mancano allo stesso progetto alcune parti fondamentali, è comunque facile comprendere come l’amministrazione pubblica di quel tempo intendesse operare per sopperire al fabbisogno idrico del capoluogo e in generale del comune di Santarcangelo di Romagna.
Il serbatoio venne inserito nel tessuto urbano del centro storico del capoluogo in una particella di terreno circondata da quattro strade; la via principale denominata “Bellaere” che ha dato il nome allo stesso impianto, la via della “Zuppa” e i vicoli del “Serbatoio” ora Acquedotto e “Ortigari” ora Dionigi.
L’esistenza di un vicolo già denominato del “Serbatoio” indica che su quello stesso terreno poteva avere dimora un preesistente impianto di minor importanza soppresso poi dalla futura costruzione. A delimitazione dell’appezzamento di terreno venne prevista una consistente cinta muraria con duplice funzione; sconfinamento e contenimento dei dislivelli di terreno che caratterizzano la morfologia del centro storico.
L’opera è costituita da una vasca pensile realizzata con struttura portante in cemento armato poggiante su 8 plinti trapezoidali isolati aventi base da ml. 2.20 x 2.40 e altezza di ml. 1.80; su tali plinti si ergono altrettanti pilastri da ml. 0.60 x 0.40 x 2.00 che sostengono la vasca acqua pensile chiusa in sommità da un solaio orizzontale e predisposta per l’ispezione di un cavedio circolare interno di ml. 0.90. La vasca è protetta e circoscritta da un edificio a pianta ottagonale realizzato in struttura mista (fondazioni in C.A., elevazioni con paramento murario portante munito di intercapedine, copertura lignea costruita con travi primarie, secondarie, tavelle in cotto e manto di copertura in coppi).
All’esterno il fabbricato appare nelle sue cospicue dimensioni come una riedizione di linee classiche che contrastano con palese evidenza nel confronto con l’architettura prevalente del luogo; appare invero altrettanto evidente l’impegno dei progettisti a mascherare l’inopportuno impatto della struttura tecnica nel centro storico tanto più che la struttura ottagonale richiama il tamburo della vicina chiesa dell’Immacolata Concezione e la chiesa del cimitero comunale.

Acquedotto


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